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La Direzione nel Sapere

I contributi dell’Innovazionismo si caratterizzano per l’attitudine all’armonizzazione dei saperi, tanto nell’ambito delle scienze, quanto nella cultura diffusa. In tal senso è conferita priorità all’analisi epistemologica nelle singole discipline e alla critica degli assunti modernisti e postmoderni che permangono nella formulazione dei paradigmi e dei metodi, limitandone l’attitudine all’organicità. Gli Innovazionisti non considerano pacifiche le classificazioni delle scienze che individuano una dicotomia tra antico e moderno. Constatano gli elementi di sviluppo dei saperi nel percorso storico senza conformarsi alle valutazioni positiviste, in particolare prendendo le distanze dal processo di frammentazione delle discipline. Si appellano pertanto ad una visione unitaria che renda ogni branca del sapere suscettibile di ampliamento di senso, secondo dinamiche di influenza che sono a loro volta oggetto di attenzione dello studioso innovazionista.

In campo economico, gli economisti dell’Innovazionismo sono i fondatori della Nuova Scuola Economica Italiana (NSEI) che analizza l’economia e il sistema economico secondo una prospettiva diversa da quella classica e neoclassica, keynesiana e monetarista, con l’obbiettivo di descrivere una nuova leva applicabile sia alla macroeconomia che alla microeconomia: il fattore immateriale.

Nel campo delle scienze sociali gli Innovazionisti sostengono una visione sintetica che affronti alcune dicotomie presenti nel pensiero moderno (tra le quali: funzionalismo/conflittualismo, individualismo/comunitarismo) e le numerose tesi che considerano come pacifica la condizione postmoderna (secondo la definizione di Lyotard), nelle varie ricadute (ad esempio, il modello della c.d. risk society). Gli apporti strumentali della sociologia di medio raggio costituiscono una via preferenziale per orientare all’interdisciplinarietà i contributi di questo ambito. La proattività dello scienziato sociale è inoltre considerata un fattore soggettivo indispensabile per favorire l’innovazione nei saperi, contro la diffusa tendenza a relegarne la funzione alla mera analisi e descrizione dei fenomeni sociali.

In campo filosofico, gli Innovazionisti sostengono in primo luogo il primato dell’epistemologia contro il primato dell’ermeneutica, come mezzo per contrastare le prospettive antisintetiche proprie del decostruzionismo, del “pensiero debole”, e di tutte le teorie filosofiche espressione della condizione postmoderna. Si impegnano nella ricostruzione di una gerarchia dei saperi come prassi nella formazione del pensiero Innovazionista, secondo una via sapienziale, in contrasto con l’enciclopedismo di matrice illuminista.

Nel campo del diritto, sostengono indirizzi di ricerca che abbiano come priorità lo studio della norma nell’ambito degli elementi socio-culturali intermedi. Un tipico esempio è dato dagli status già sviluppati nel diritto romano e ancora presenti negli ordinamenti contemporanei (persona, familia, civitas), in piena contiguità con lo sviluppo delle scienze che ne condividono i campi di ricerca, e in particolare le scienze sociali. Gli Innovazionisti hanno come base stessa della riflessione sul sapere un’attitudine normativa e statutaria, poiché sono impegnati nel disvelamento e applicazione dei criteri (canoni) che sviluppano processi di innovazione.

Nel campo delle arti, gli Innovazionisti curano lo studio e la pratica di tutte quelle tecniche in grado di stabilire le basi di una solida narrazione comunitaria che sostenga l’ispirazione. Si impegnano a rinforzare la costruzione di senso diffusamente condiviso nel rapporto tra soggetto creatore e oggetto dell’ispirazione, secondo un processo mimetico purificato da artifici astratti dalla realtà. Di fondamentale importanza è la metanarrazione Innovazionista, intesa come modalità di piena partecipazione del soggetto creativo alla direzione della sua comunità ed appartenenza al suo tempo, fedele ai criteri che ispirano l’innovare.

Nel campo dell’urbanistica e dell’architettura, gli Innovazionisti sostengono gli apporti delle scienze che permettano di individuare invarianze nel rapporto tra fenomeni naturali e artefatti. Mirano a migliorare le modalità di una piena comunicazione tra le funzioni tecniche e creative, nell’obbiettivo di liberare ed accompagnare i processi autorganizzativi delle comunità insediate in uno specifico territorio. Particolare attenzione viene prestata in questo campo agli studi sulla neurofisiologia umana in rapporto all’ambiente naturale e abitato. Come per le arti, si distanziano da ogni forma di autolegittimazione e speculazione per clamore.

Nell’ambito della matematica e della fisica gli Innovazionisti si prefiggono di riportarne i contributi ad una dimensione strumentale per le scienze applicate e complesse, in grado di avvalersi dell’interdisciplinarietà. Ciò in contestazione con l’approccio kantiano della Critica della Ragion Pura, per cui tali scienze sarebbero in grado di fornire un aumento della conoscenza apriori, svincolando la conoscenza dall’esperienza.

Nell’ambito della psicologia gli Innovazionisti considerano con favore gli apporti degli studi sull’intenzionalità, e i contributi delle neuroscienze cognitive volti a fornire riscontri empirici al rapporto tra la persona e l’ambiente in cui vive. Di importanza fondamentale è il posizionamento della variabile culturale nell’ambito degli studi sulla psiche, da considerare come fattore rilevante al processo di sviluppo cognitivo e all’influenza sulle intenzioni. La critica della condizione postmoderna dell’Innovazionismo diventa pertanto dirimente nella valutazione di tale fattore.



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