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Eventi

Distruttività e narcisismo nella crisi dei contenitori

Si è recentemente tenuta in una suggestiva location nei pressi del Domo di Milano la presentazione del libro di Francesco Comelli “Distruttività e narcisismo nella crisi dei contenitori.” I relatori erano l’autore, psichiatra e psicoanalista e Paolo Masciocchi, avvocato e dottore di ricerca in sociologia del diritto.

L’argomento del libro è più che mai attuale e il problema di cui tratta urgente e in rapido aggravamento. Il pubblico presente era variegato, composto di addetti ai lavori e semplici spettatori interessati all’argomento ma tutti molto attenti e partecipi. In effetti la tematica lanciata dal titolo del libro è sentita, in modo diffuso, anche da chi non sa darne una causa o una spiegazione. Credo che tutti oggi percepiscano un deterioramento dei rapporti umani connotato da un senso di disgregazione dell’empatia, della solidarietà e perfino della semplice educazione, gentilezza, disponibilità. Si nota, al contrario, un diffuso nervosismo che si traduce in una crescente attitudine alla affermazione della propria presenza in modi spesso sgarbati, bruschi, privi di quel riguardo verso il prossimo che una volta veniva insegnato e raccomandato fin dalla culla anche nella più basica delle forme di educazione. Questo in senso spicciolo, quotidiano, ad un livello di percettibilità alla portata di qualunque cittadino che però ha come ricaduta un degrado del tono generale dell’umore e un disgregarsi dei rapporti sociali senza saper attribuire esattamente un nome a questa situazione di fatto. Per rendersene conto basta fare un piccolo esperimento sociale “casereccio”.

 

Provate a camminare in una via affollata, magari carichi di borse ingombranti. Vedrete che la maggior parte delle persone che vi vengono incontro dal senso contrario NON SI SPOSTANO, attendono che lo facciate voi. Se le urtate a causa alla vostra borsa ingombrante, avranno anche il coraggio di apostrofarvi sgarbatamente. Pochi anni fa ricordo che era tutto un “Prego”, “Passi lei”, “Si accomodi”, “Dopo di lei”, anche nell’entrare al cinema o in un ascensore, per non parlare dei mezzi pubblici, dove quasi nessuno oggi cede il posto a signore e anziani, anzi: sia le donne che vigorosi e robusti uomini anche giovani gareggiano a gomitate per accaparrarsi un sedile. Pochi anni fa questo atteggiamento avrebbe avuto come conseguenza l’ostracismo sociale di massa. Probabilmente questi comportamenti si possono attribuire più a un carattere egocentrico, non ancora esattamente narcisista, e sono conseguenza anche di un diffuso aumento della frustrazione e dell’aggressività conseguente, e alla sua mancata gestione ma si tratta comunque di un sintomo di degrado della tenuta sociale dei rapporti interpersonali e di disgregazione delle interazioni tra umani. E’ in questo contesto che nasce la diffusione esponenziale del termine “Narcisismo”, nonché il suo abuso.

 

Il libro del professor Comelli chiarisce bene il significato del termine contestualizzandolo in un ambito più vasto, su scala sociale. Oggi si applica questo termine alle situazioni più svariate, definendo narcisista sia chi manifesta un esibizionismo autocompiaciuto mostrandosi in abiti succinti sul web, sia chi si macchia del reato di femminicidio come risposta a un inaccettabile rifiuto della sua persona. Durante il dibattito questo punto è stato ben chiarito dall’autore e dal co-relatore Paolo Masciocchi: il narcisismo non va confuso con la semplice vanità e tantomeno con la banale malvagità o prepotenza o volontà distruttiva di possesso e controllo. Il distinguo tra il significato del termine narcisismo e il significato degli altri concetti con cui abusivamente vengono definiti comportamenti devianti ma di altra natura è fondamentale per iniziare qualsiasi riflessione sull’argomento.   Il libro di Francesco Comelli è, come dicevo, illustrativo di una situazione osservabile su una scala sociale che si estende dall’individuo, alla famiglia, alla società intera. Come già detto, è chiaramente rilevabile oggi un aumento delle problematiche sociali legate all’aggressività che, a sua volta, ha origine in un aumento del carattere narcisista nella popolazione attuale. D’altra parte anche la cultura dell’ultimo secolo ha contribuito pesantemente ad accentuare il problema. Il senso di colpa per le guerre e gli orrori sociali perpetrati nel secolo scorso e la paura per le parti violente, “cattive” dell’uomo nella società postmoderna dei paesi ricchi ha rimosso le angosce di morte tentando di superarle attraverso il benessere materiale, la tecnologia e il consumismo, producendo anche come risultato un incremento della tossicodipendenza.

 

Nell’opera di Francesco Comelli troviamo una accurata analisi delle cause di questo fenomeno e una proposta già in essere di soluzione terapeutica al problema. Partiamo dall’origine: se il narcisismo primario, tipico del bambino, non evolve in un sano investimento sugli altri le sue conseguenze aggressive sono rilevanti sul piano sociale.  Ma a cosa è dovuto questo blocco evolutivo?  La risposta è individuata nella crisi dei contenitori, FAMIGLIA ,IDEOLOGIA, RELIGIONE, avvenuta nella società moderna. Questi contenitori, storicamente deputati a contenere ed elaborare i punti chiave problematici dell’esistenza dell’individuo: nascita, separatezza, relazione, adolescenza, crescita, vecchiaia, morte, identità, corpo, passaggi generazionali, immagine sociale, appartenenza, sono oggi estremamente indeboliti, sottraendo all’ individuo un solido sostegno e ambito sicuro atto a affrontare e superare questi momenti cruciali in modo da ridurre il narcisismo a vantaggio della collettività. Il senso di separatezza che pervade gli individui nel momento attuale non fa invece che accentuare una risposta reattivamente narcisista che si traduce in un aumento scomposto dell’aggressività come forma di difesa da diverse forme di angoscia che l’umano da solo non sa come gestire e che può sfociare nelle malattie psichiche, mentre in passato erano le diverse culture a fornire forme di difese da queste angosce.  “La crisi dei contenitori familiari e culturali avvenuta nella modernità (Comelli 2015) ha quindi causato una minor protezione e aiuto per gestire i terrori della vita che poi esplodono nelle malattie psichiche”. La proposta di Comelli come correttivo terapeutico per porre rimedio a questa situazione passa attraverso una metodologia che combina psicoterapia e socioterapia avvalendosi come strumento dei GAB. I Gruppi Allargati di Base (GAB) sono il nuovo modello che Comelli propone come affiancamento ad altre terapie già più strutturate e tradizionali.  Lo scopo dei GAB consiste nella riduzione del narcisismo e della distruttività dei soggetti coinvolti nel progetto terapeutico e, ove possibile, una riduzione significativa dell’uso dei farmaci. Possiamo chiamare i GAB anche Gruppi contenitore /contenuto, perché i soggetti coinvolti vivono l’essere parte del contenitore comune costruendolo ma anche essendone costruiti, meccanismo che si attua naturalmente nelle famiglie e nelle società sane. Si tratta di uno spazio in cui 15/20 persone si trovano in momenti stabiliti, per esempio un paio di volte la settimana.

 

I gruppi sono di vario tipo, per esempio il Gruppo Multifamiliare o il Gruppo Progetti e ciascuno lavora su varie tematiche afferenti al tipo di gruppo. I partecipanti sono operatori, terapeuti, pazienti, parenti dei pazienti, tutti alla pari seppur con ruoli diversi, infatti l’apporto al gruppo dato dal paziente ha la stessa dignità dell’apporto dato dagli operatori e dai terapeuti, come parte di un “Tutto”, anche se le funzioni sono ovviamente diverse. Tra i partecipanti al gruppo si crea un reticolo relazionale fatto di connessioni, comunicazioni, rapporti e scambi un po’ simile alla struttura delle nostre connessioni neuronali. Nel gruppo si crea la “Mente estesa”, intesa come un campo di forze generato e condiviso da più persone, in una fase di indifferenziazione inizialmente necessaria al soggetto come base per poi sviluppare una sana autonomia e differenza tra sé e l’altro e diventare un adulto in grado di elaborare e gestire con successo le angosce primarie come separazione, morte, lutti. Questa separazione avviene naturalmente in modo armonico quando si è vissuta un’esperienza vitale e co-costruttiva nel gruppo familiare e questa esperienza sia stata interiorizzata come base emotiva e psicologica sicura. Questo far parte di qualcosa di comune, condividere l’atmosfera emotiva del gruppo, serve a sanare eventuali deficit di base che il soggetto può aver vissuto per l’attuale carenza dei contenitori sociali o psicosociali tradizionali già citati: famiglia, religione, ideologie, protezione sociale, cultura, assenza di riti, crisi della socialità e sappiamo che i traumi non supportati da un contenitore sono più pericolosi perché restano irrisolti e inspiegati e finiscono con il deflagrare in aggressività e in malattia psichica.

I GAB possono operare anche interagendo tra loro, estendendo i contenuti di un gruppo ad un altro o altri attraverso una relazione che definiamo “travaso”. Attraverso il travaso, le esperienze emotive, processuali, storiche, evolutive di un gruppo possono passare ad un altro gruppo o per opera di un singolo soggetto o per trasmissione di un tema emotivo. Da qui arriviamo al Campo Multigruppale, in cui convogliano diversi gruppi cui partecipano varie persone appartenenti a gruppi diversi che travasano idee e significati da un gruppo all’altro un modo dialettico e costruttivo. Il risultato del lavoro di travaso è un emergere di temi come rabbia, narcisismo, distruttività come elementi sociali o psichici che si confermano gestibili e arginabili attraverso l’esperienza contenitore/ contenuto rappresentata dai GAB. L’allargamento progressivo e interattivo dell’interazione tra gruppi mitiga e corregge anche l’isolamento, il senso di solitudine e la frammentazione tra individui oggi così presenti nella nostra società postmoderna aprendo alla speranza di una società di domani più integrata e solidale.