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Eventi

Uomini à la carte

 

Tassonomia semi-seria del maschio alimentare

 

In una sera invernale milanese, a pochi passi dal Duomo, è stato presentato Uomini à la carte. È facile trovare il partner ideale se sai cosa mangia e cosa beve, un volume che si colloca con
disinvoltura in quell’area ibrida dove intrattenimento, osservazione sociale e divulgazione leggera tendono a sovrapporsi. Il risultato è un oggetto culturale tipicamente contemporaneo: fluido nei
generi, disinvolto nei registri, e costruito attorno a una premessa tanto intuitiva quanto volutamente discutibile, l’idea che esista una correlazione leggibile tra abitudini alimentari e identità psicologica. Il libro, firmato da Anna Mazziotti e Francesca Negri, alterna una sezione dichiaratamente “seria” – consigli nutrizionali e indicazioni su stili alimentari equilibrati – a una più estesa e fortemente caratterizzata in senso ludico: una catalogazione di tipologie maschili definite per metafora gastronomica. Nascono così figure come l’uomo “profiterole”, “bresaola”, “barbecue” o “cannolo”, costruzioni simboliche che pretendono di tradurre comportamenti, inclinazioni e attitudini relazionali in immagini culinarie immediatamente riconoscibili. Dal punto di vista analitico, l’operazione è interessante non tanto per la sua pretesa esplicativa, quanto per il suo valore rivelatore. Più che descrivere l’uomo, infatti, queste tipologie delineano uno sguardo: quello di un certo immaginario urbano, mediatico e relazionale che tende a comprimere la complessità dell’esperienza umana attraverso schemi rapidi, ironici e facilmente condivisibili. È, in altre parole, una tassonomia da conversazione, secondo una mappatura di immediata riflessione empatica.

Durante la presentazione, il meccanismo si è attivato con precisione quasi sperimentale: i partecipanti, sollecitati dalle autrici, si sono immediatamente impegnati in un processo di auto- e
etero-classificazione, trasformando l’evento in una sorta di gioco sociale. Il riconoscimento (“questo sei tu”) e la correzione (“no, tu non sei così”) hanno mostrato quanto queste categorie
funzionino più come dispositivi relazionali che come strumenti descrittivi. Servono a formare dialogo d’impatto, prima di ogni comprensione del genere, fornendo, come in una cartina della
metropolitana, un percorso immediato sulla traccia di alcune informazioni entro le quali farsi trasportare. La tesi implicita del volume – che il comportamento a tavola possa offrire indizi attendibili sul carattere e persino sulla compatibilità relazionale – si inserisce in una lunga tradizione di letture simboliche del quotidiano. Tuttavia, qui essa viene proposta in forma semplificata e accessibile,
adattata a un contesto in cui l’osservazione diventa rapidamente intrattenimento. L’idea che una cena possa rivelare la qualità di un potenziale partner è trattata con leggerezza, ma rivela anche una
certa condensazione dell’esperienza relazionale a sequenze osservabili e codificabili.

 

Non manca una componente prescrittiva e operativa: il libro suggerisce anche come utilizzare queste categorie in senso strategico, ad esempio per organizzare una cena “mirata” in funzione del
tipo maschile di interesse. Anche in questo caso, l’aspetto più rilevante non è il modello implicito connesso all’esperienza pratica: la relazione come spazio di gestione e ottimizzazione, più che di
scoperta. Particolarmente riuscita, sul piano stilistico, è la sezione dedicata ai “tipi da evitare”, dove l’ironia si fa più esplicita e il tono sfiora il caricaturale: figure come “Incipriata e fuga” o il logorroico “Furio scatenato” funzionano come archetipi comici, riconoscibili e funzionali al gioco narrativo. Qui il libro mostra la sua natura più autentica, formare un repertorio, giocando sul falso registro della manualistica.

In definitiva, Uomini à la carte si presta a una duplice lettura. Da un lato, come prodotto leggero e divertente, capace di attivare dinamiche sociali immediate e di offrire un lessico condiviso per
raccontare esperienze comuni. Dall’altro, come esempio emblematico di una tendenza culturale più ampia, facendone emergere criticità: quella a trasformare la complessità dell’umano in schemi
rapidi, percorribili e, soprattutto, rassicuranti. Il valore del libro, dunque, non risiede tanto nella completezza delle sue categorie, quanto nella loro funzione in chiave di lettura del postmoderno e del suo ironico superamento: non spiegano il reale, ma lo rendono giocabile.