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Interviste

Intervista a Claudie Pion, del settore cultura Ambasciata di Francia

 

Addetta alla Cooperazione linguistico-educativa dell’ambasciata di Francia in Italia, Institut Français Milano.

L’incontro con l’esponente dell’ambasciata francese, Madame Claudie Pion, è una base proficua per comprendere le vie percorse da un’alta istituzione europea nella sfera della cultura di due nazioni: Francia e Italia. In Francia è attualmente in primo piano il tema dell’ordine pubblico, portato alla ribalta anche dal caso dell’attacco terroristico al giornale Charlie Hebdo. L’obiettivo è discernere cosa sia rilevante, negli equilibri della cultura di un Paese avanzato, per indirizzare le nuove generazioni verso un senso civico e una sensibilità sociale che producano una pacifica convivenza fra etnie e culture diverse sullo stesso suolo nazionale, a partire dall’espressione personale e dalle libertà civili, fino a coinvolgere la direzione delle proprie scelte formative.

Lei, come persona che lavora nelle istituzioni e nel mondo della cultura, cosa sente sia necessario e primario fare per accrescere la cultura della libertà e dell’eguaglianza che ancora non sia stato realizzato?

Penso sia prioritaria l’educazione. Dopo l’attacco di Gennaio a Charlie Hebdo credo che questa sia la cosa più urgente per insegnare a vivere insieme ai tanti giovani che vivono sul territorio francese, perché sembra che questo non sia stato fatto abbastanza. C’eravamo illusi che fosse così, ma l’evento di Gennaio ha dimostrato che si trattava di parole, non di realtà.

Operativamente, come pensate di intervenire?

Sono già stati istituiti dei corsi appositi. I docenti vengono formati in modo specifico e poi tengono dei dibattiti nelle scuole. L’educazione al “vivere insieme” è una tradizione culturale in Francia, quindi questi corsi esistevano già, ma non erano obbligatori.

A questo proposito, recentemente abbiamo assistito ad un evento culmine di un progetto di collaborazione tra allievi provenienti da scuole italiane, francesi e cecoslovacche. È questo lo spirito che si vuole esprimere in questo progetto?

Sì, quell’evento si è svolto alla presenza del Presidente della Camera della Moda di Milano, dei rappresentanti del Business France Milan, del Ministero dell’istruzione, del MIUR, del servizio per la promozione e lo sviluppo della moda e del design della Mairie de Milan, di rappresentanti delle Università milanesi, del Comitato Progetto Scuole Expo 2015, del parlamento europeo, dell’Agence ICE e di numerose personalità del mondo dell’educazione e dell’economia milanese. Si trattava del frutto della riuscita collaborazione fra scuole di tre nazionalità: Francia, Italia, Cecoslovacchia. Il tema era la moda e la gastronomia delle tre nazioni, da elaborare sulla base di valori comuni: responsabilità, creatività e semplicità, ispirati al tema dell’Expo 2015. Riciclare, Nutrire, Tollerare.

Avvicinare persone di Paesi diversi fa emergere la necessità di un chiarimento. La base comunitaria su cui state lavorando è la citoyenneté o la nationalité?

La citoyenneté. La Francia è un paese che accoglie molte persone di nazionalità diverse e non può lavorare solo sulla nazionalità perché, per esempio, un giovane che è originario del nord africa, anche se nato sul suolo francese, mantiene la sua cultura d’origine dentro di sé, nella sua famiglia e in società. So che c’è un progetto che riguarda la nazionalità, da parte della destra di Le Pen che, tra le altre cose, prevede che si tolga la nazionalità a chi non si comporti secondo le regole della Francia. A me sembra piuttosto difficile definire così esattamente queste regole.

Forse perché queste regole potrebbero essere infrante anche da francesi originari?

Infatti. Negli eventi di Gennaio, per esempio, erano coinvolti ragazzi nati francesi, cresciuti ed educati in Francia. Io per prima, in quell’occasione, mi sono chiesta se non avessimo mancato nella formazione di questi giovani, che erano stati educati dallo Stato, il quale, quindi, deve avere sbagliato in qualcosa. È su questo che dobbiamo lavorare, e credo che il Ministero dell’Educazione lo abbia capito. Anche sul piano della cultura bisogna insistere di più sull’integrazione: nel cinema, nella letteratura, ad esempio. A scuola studiamo la letteratura francese ma trascuriamo le letterature francofone, come quelle dei paesi del nord africa, da cui provengono tanti giovani. Si deve lavorare ad una integrazione che permetta una vera condivisione della cultura, che è già difficile per le differenze di classe sociale.

Quali sono le principali differenze culturali fra l’Italia e la Francia?

Per quanto riguarda la formazione la differenza è sociale. Io lavoro nelle scuole italiane e posso notare questa differenza. In Italia l’apprendimento è più approfondito, più accademico. In Francia la formazione classica è più marginale, meno importante di quanto lo sia in Italia. In Francia si punta più sulla costruzione di una capacità comparativa, di una visione d’insieme, su una formazione intellettuale, e meno sull’approfondimento e sull’acquisizione di dati e nozioni. In Italia si punta più sulla cultura, in Francia più sul metodo. I due sistemi sarebbero perfetti se si potessero applicare in modo integrato.

Quali progetti sta portando avanti in questo momento?

Io sono incaricata di tutte le questioni educative, trasmetto agli allievi la cooperazione educativa, con uno sguardo sul futuro e, magari, anche con una visione culturale mondiale. Prossimamente riceverò una scrittrice di libri per adolescenti nonché sceneggiatrice per il cinema, Valerie Zenatti, che è di origine mista, ebraica e nordafricana. Tutta la sua opera riguarda il territorio e l’identità. Poi ho organizzato un ciclo di conferenze durante tutto l’Expo 2015, il cui titolo è “Territorio, cittadinanza, sviluppo sostenibile”. In seguito organizzeremo eventi anche con la Società Civile e con l’Organizzazione Internazionale della francofonia. L’ultima conferenza sarà in collaborazione con l’istituto Weber, vi parteciperà un astrofisico. Il tema sarà “L’Avvenire della vita sulla Terra”. Tutti questi progetti sono legati da uno spirito comune.

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