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Interviste

In Brasile un nuovo Eldorado

Intervista a Giulia Costa

Luccicante, sontuoso, ecologico, economico: dal Brasile, ecco il nuovo “oro”.

Il Capim dourado o “oro vegetale”, nome scientifico Syngonanthus nitens, è un’erba della famiglia delle eriocaulace. Questa la definizione. Per noi, invece, è la materia prima con cui vengono prodotti deliziosi gioielli, del tutto simili a quelli realizzati in oro, borse, cesti.

Come per qualunque materia prima pregiata che si rispetti, però, procurarsi il Capim dourado non è così semplice: cresce solo in un territorio limitato nel nord-est del Brasile, in una zona difficile da raggiungere. Inoltre, si può raccogliere solo una volta l’anno, tra settembre e ottobre; infatti la pianta nasce verde e impiega un anno per raggiungere il suo caratteristico colore dorato brillante. La risemina avviene così: durante il raccolto, si recide e si lascia cadere al suolo il piccolo fiore sovrastante le piante, chiamato “sottili steli” e poi si lascia fare alla natura.

Giulia Costa, giovane imprenditrice e designer di monili, crede fermamente nel futuro del Capim in gioielleria.

 

Giulia, come ti è venuta l’idea di realizzare i tuoi gioielli proprio in Capim?
Sono brasiliana e conoscevo da tempo questo prodotto tradizionale locale. Ho pensato che avesse le caratteristiche adatte per piacere anche all’estero e mi sono impegnata per diffonderlo e farlo conoscere.

 

Come hai iniziato?

Prima di tutto sono andata nell’unica zona dove cresce il Capim, nella regione del Jalopao, stato Tocantins, nel nord-est del Brasile. Già arrivarci non è facile: dopo essere atterrati all’aeroporto di Palmas ci vogliono almeno altre cinque ore di viaggio via terra, di cui due di strada sterrata. E’ una vera avventura, ma ne vale la pena: la regione offre paesaggi degni di Pandora, il pianeta del film Avatar, con il suo tripudio di colori incredibili, dune, fiori, laghi, fiumi, cascate, e una varietà enorme di animali come puma, rettili, uccelli variopinti. E, naturalmente, le distese dorate di Capim.

Il Capim nasce così e rimane così?

Sì, nasce spontaneamente e resta così sempre, senza alterarsi con il tempo. Con questa pianta si possono fare cesti, borse, collane, orecchini e tutti i tipi di gioiello. Spesso viene accostata a pietre dure, preziose o semipreziose.

 

Le pietre utilizzate sono sempre semipreziose o dure, non preziose?

Giulia: si, per esempio Cristalli Swarovski, Quarzo, Occhio di tigre, Ametista, Malachite, Giada, Opale, Turchese, Corallo.

 

Questo intreccio di fili che costituisce una specie di motivo ricorrente ha un significato?
No, serve solo a tenere uniti tra loro i fili d’oro per poi modellarli a seconda delle esigenze per costruire i gioielli, le borse, i cesti. Tradizionalmente, a questo scopo si usano gli “olho do buriti”, filamenti resistenti contenuti nella pianta Buriti. Per estrarre i filamenti, però, bisogna sacrificare molte palme, perciò, in alternativa, oggi si preferisce servirsi di un filo di seta color oro.

Vantaggi del Capim?

È leggero, anallergico e non si altera. Se, per esempio, dovesse bagnarsi, basta aspettare che asciughi e tornerà inalterato, come prima. Inoltre, è molto meno costoso dell’oro.

 

Questo utilizzo del Capim per la gioielleria è una novità assoluta o una tradizione brasiliana?
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È una novità solo per l’estero. In Brasile è una antica tradizione. Questa pianta è antichissima; le prime lavorazioni risalgono agli Indios, nel nord del Gojàs. Inizialmente veniva usato per costruire utensili domestici.

 

Il prezzo da cosa dipende?

Quasi tutto dalla manodopera, che è piuttosto impegnativa. Invece il prodotto costa ovviamente poco, essendo una pianta spontanea che non richiede alcuna coltivazione.

 

Come avviene la lavorazione?

È assolutamente e totalmente artigianale. Esiste questa piccola comunità locale, depositaria di una lunga tradizione, che lavora per tutto il giorno e per molte ore solo all’intreccio dei fili dorati e poi al fissaggio delle pietre alla base di Capim ottenuta. Una ventina di persone lavora a tempo pieno.

 

Se è un prodotto esclusivo, realizzato con una pianta locale peculiare della zona e necessitante di una manualità specifica, ora che il prodotto viene esportato in molti Paesi nel mondo questa comunità avrà molto lavoro e, di conseguenza, improvviso benessere, vero?                                                                                           

Sì. Si può dire che gli indigeni del Jalapao sono stati colpiti da improvviso benessere! Sono molto felici di poter finalmente acquistare cose che prima non si potevano permettere, cose necessarie a migliorare la qualità della loro vita quotidiana. Per esempio, comprano molti cavalli con cui spostarsi, dato che è una regione povera, lontana da tutto e isolata. Anche le abitazioni, alcune ancora in paglia, vengono ora sostituite da nuove case più moderne e solide.

Chi è il designer di questi gioielli?

Sono io, con il mio staff. Ho un ufficio e un magazzino a Rio de Janeiro in cui lavorano cinque persone.

 

Avete anche gioielli che riproducono simboli e figure della tradizione brasiliana?
Alcuni. Per esempio, questo pezzo raffigura un mandala benaugurale brasiliano.

 

Pensi che questi gioielli in Capim possano rappresentare una valida alternativa ai gioielli tradizionali, visto anche il prezzo attuale dell’oro?

Al momento stiamo avendo molto successo in vari Paesi del mondo: Francia, Svizzera, Portogallo, Spagna e Russia.

 

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